L’ansia e gli attacchi di panico non esistono

Se si prova a cercare su internet termini quali ansia e panico, si trovano un numero infinito di articoli che parlano di disturbi di ansia, attacchi di panico.

Solitamente in questi siti vengono elencati una lunga serie di sintomi precisi che indicano se si soffre di ansia o di attacchi di panico.

Inoltre sono numerosi i centri e gli psicologi che si occupano di queste problematiche e si dichiarano esperti di ansia e panico.

Eppure l’ansia non esiste così come non esiste l’attacco di panico.

Sembra una boutade ma non lo è.

Proverò a proporre una lettura diversa di quello che chiamiamo ansia e che può essere analizzato attraverso nuovi criteri.

Proviamo a fare un passo indietro e vediamo cosa troviamo nella letteratura scientifica.

Solitamente troviamo tutta una lunga serie di sintomi che vengono descritti per gli attacchi di panico.

Basta pensare alle difficoltà respiratorie, alla paura di morire o di impazzire, all’ aumento della frequenza cardiaca e/o palpitazioni, sudorazione, vertigini, stordimento, tremori, brividi o al contrario vampate di calore, fino al terrore, all’ angoscia e sensazione che qualcosa di orribile stia per accadere.

In generale ce ne sono molti altri di questi sintomi ma chi ha sofferto di attacchi di panico sicuramente ha sperimentato alcuni di questi “sintomi”, se non la maggior parte.

Eppure guardare all’ansia e al panico (non sto differenziando molto le varie classificazioni ma per ora ci serve ben poco) in questo modo è anche controproducente.

Diciamo che quando troviamo la descrizione dei disturbi di panico incontriamo subito una serie di affermazioni che “incorniciano” questa problematica sotto un’ottica medica.

Difatti tra le parole chiave troviamo “malattia”, “disturbo”, “sintomi”, “diagnosi” e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Questo è una prima osservazione che teniamo a mente e vedremo tra pochissimo in che modo non ci serve a nulla.

Abbiate pazienza per un attimo.

La seconda osservazione è che i sintomi li possiamo dividere in due gruppi:

  • Sintomi fisici: difficoltà di respirazione, vertigini, sudorazione….
  • Sintomi psicologici: terrore, angoscia, paura di morire o impazzire…

Questa divisione mi ha sempre incuriosito perchè c’è una divisione così netta come se da una parte ci fosse il corpo e da un’altra i vissuti emozionali.

Proviamo a fare una ipotesi:

“Che i sintomi fisici siano frutto delle fantasie e dell’immaginario di una persona”

Se aveste paura di morire probabilmente la sudorazione, le vertigini, il formicolio, la difficoltà respiratoria sarebbe comprensibile?

Se pensaste di stare perdendo il controllo della vostra mente (paura di impazzire), i dolori addominali, la nausea e le vampate di calore non farebbero parte dei “sintomi fisici”?

Trovo difficile immaginare la morte o la pazzia senza che il mio corpo “reagisca”…

Eppure quando mi innamoro o provo delle emozioni (qualunque emozione) il mio corpo si attiva e non ho necessità di chiamare quegli stati malattie, patologie e non mi verrebbe mai in mente di parlare di sintomi se il mio respiro cambia fortemente (provate a pensare a quanto il respiro cambia per la rabbia o perchè vi piace oltremodo qualcuno).

Eppure se ho fantasie di morte e il mio respiro cambia e mi gira la testa magicamente quelli diventano sintomi da curare.

Arriviamo al nocciolo della questione: perchè allora si hanno fantasie di morte o di pazzia?

Perchè all’improvviso nella vita di qualcuno ci sono certe fantasie così persistenti da stravolgere la sua vita e di chi gli sta attorno?

Proviamo a descrivere una situazione tipica: la crisi di mezza età.

E’ un esempio, ce ne sono molti altri ma vediamo di utilizzare questo per semplificarci la vita.

Il Caso

Un uomo sui 45 anni si rivolge allo psicologo perchè ha gli attacchi di panico. Sintomi compresi.

Come possiamo utilizzare la diagnosi in questione? Che ce ne facciamo? Probabilmente nulla. 

Proviamo ora invece ad indagare la fantasia che ha di morire.

Ci racconta che ha una bella famiglia due figli e una moglie che ama. Ha un bel lavoro.

Tutto ciò sembra inspiegabile. Perchè proprio a lui? perchè ora che tutti i suoi sogni si sono realizzati? Già perchè?

Proviamo a fare l’ipotesi che abbia iniziato ad avere gli attacchi di panico (la paura di morire) proprio nel momento in cui quello che doveva realizzare è stato realizzato.

E dentro di lui è iniziato a sorgere una domanda: tutto qua? avrei potuto fare altro, le mie scelte avrebbero potute essere diverse, ma ora non posso cambiare quasi più niente.

I limiti delle sue scelte iniziano a diventare una prigione (seppur dorata, ma sempre una prigione).

La sua paura di morire combacia con il suo senso di costrizione (la stessa donna, la stessa famiglia lo stesso lavoro, tutto previsto e prevedibile fino alla sua dipartita).

Capite come questo vissuto sia il problema.

Non i sintomi uguali per tutti ma il suo vissuto emozionale, il senso emozionale che attribuisce alla sua vita futura.

Arrivati a questo punto diventa esplicito che in questa persona l’ansia e il panico non esistono, esistono le sue fantasie, le sue emozioni che vanno comprese e riorganizzate e non curate.

Medicalizzare l’ansia e il panico significa cadere nella solita fuffa psicologica inutilizzabile, senza capire nulla della vita emotiva delle persone.

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